UNIPV – Considerazione sui temi della sostenibilità e della transizione ecologica


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Pavia, Marzo 2021

La tutela della Natura non può più essere vista e vissuta come una idea romantica, ma deve essere vissuta e considerata come una esigenza inalienabile per la nostra vita e il nostro benessere. La Natura, o più fisicamente la Biosfera, è la nostra casa, ma non una casa passiva e inerte, ma una casa costantemente attiva per mantenere le condizioni idonee alla vita e al nostro benessere. Una casa che deve essere rispettata, mantenuta e gestita correttamente.
I problemi ecologici non sono più piccoli problemi locali, sono diventati un unico grande problema che investe l’intero pianeta. Ormai dobbiamo accettare la consapevolezza che l’ambiente è ora il primo problema dell’umanità. Non ha alcun colore politico, è la semplice esigenza di mantenere un ambiente vivibile per tutti.

Per quanto in cuore sia ambientalista estremo riconosco che bisogna trovare strade praticabili. E a monte di tutti i problemi ci sono la mancanza di etica e di consapevolezza (e spesso anche malafede e criminalità). Rimango spesso sorpreso e amareggiato nel constatare che molti personaggi importanti o perlomeno con un ruolo incisivo nella società sono assolutamente ignoranti di qualsiasi cosa concerne l’ambiente naturale e la nostra stretta relazione con esso. Dobbiamo investire su cultura ed educazione, e fare in modo che l’ecologia e/o le scienze ambientali siano propedeutiche a qualsiasi attività e corso di studi. Educazione civica e educazione ambientale sono rientrate nei percorsi educativi e forse c’è qualche speranza che i futuri adulti siano migliori della nostra generazione. Ma dobbiamo impegnarci da subito a tutti i livelli per consentire loro di avere un futuro vivibile.

La transizione ecologica, ovvero la transizione verso la sostenibilità non deve essere pensata come una questione meramente economico-industriale, ma deve essere concepita come una profonda operazione ecologica e sociale. Non una mera opportunità economica, sulla quale i grandi gruppi economici e industriali stanno già mettendo le mani, ma una rivoluzione del nostro modello di sviluppo e del nostro vivere, con anche sacrifici ma indirizzati a realizzare un equilibrio tra bisogni, spesso fittizi, e ambiente naturale.

Un ambiente naturale ben funzionante, una biosfera efficiente e una ricca biodiversità, sono la nostra prima necessità per poter vivere dignitosamente su questo pianeta. Dignitosamente significa molte cose, diritto al cibo, diritto all’educazione, diritto alla salute, diritto alla equa distribuzione delle risorse e del benessere. Tutti punti fondamentali dell’Agenda ONU 2030 cpn i suoi 17 obiettivi.
Sostenibilità significa soprattutto equità per tutti i popoli della terra.
Il dato di fatto, incontrovertibile, è che consumiamo più di quanto il pianeta e la biosfera possono offrirci. Per secoli abbiamo rubato risorse, lavoro, vita e dignità ai paesi del terzo mondo. Continuiamo a farlo ma siamo arrivati a un punto di ceca depravazione che ci porta a rubare a noi stessi, a rubare al futuro, a rubare ai nostri figli.

E non possiamo pensare che la tecnologia possa risolvere tutti i problemi. Il problema globale del clima non può essere risolto da nuove “macchine”. Lo strumento per mantenere in funzione la biosfera e garantirci un ambiente vivibile esiste già: si chiama Natura: funziona a energia solare, ricicla tutti i suoi rifiuti, funziona sempre senza richiedere manutenzione, ed è pure bella.
La Natura ci offre non solo un clima vivibile, ci offre cibo, materiali, bellezza, ristoro, soluzioni ai nostri problemi quotidiani (medicine, fibre, materiali, sostanze chimiche, spunti per soluzioni tecnologiche, ecc.).
Ma l’impatto dell’uomo è ora non più a spot, più o meno gestibili e controllabili localmente. L’impatto è globale sulla biodiversità e sulla “macchina del clima” che governano tutta la vita del pianeta. Gli ecologi dicono che la vita sopravviverà, ma molte specie soccomberanno, molti ecosistemi scompariranno, e scomparirà anche l’uomo perchè non ci saranno più le condizioni idonee alla nostra vita.
La nostra vita umana si è sviluppata su un modello climatico rimasto praticamente costante fino alla rivoluzione industriale, ma poi l’aumento esponenziale della popolazione, l’aumento dei “bisogni” e l’accelerazione della capacità di incidere sull’ambiente ci portano ora ad avere influenzato la macchina globale del clima, con effetti devastanti, sempre più gravi e sempre più imprevedibili.
L’Antropocene si caratterizza come l’era geologica in cui l’uomo ha raggiunto la capacità di modificare il pianeta, la biosfera, i cicli biogeochimici e addirittura il clima.
I rischi sono terrificanti, dall’innalzamento dei mari, alla desertificazione sempre più estesa anche dei nostri territori europei (si prevede che il nostro sud-italia diventerà un deserto nei prossimi 50 anni), al cambiamento delle correnti oceaniche che distribuiscono calore al nord-europa, al riscaldamento dei mari. E tutto questo ha già innescato “migrazioni ecologiche” di popoli che non hanno più un ambiente idoneo dove vivere. Milioni di disperati premeranno sempre più sulle nostre frontiere alla ricerca di un posto dove vivere, e ancora prima dell’impatto climatico subiremo l’impatto di queste migrazioni.
Come popoli ricchi e sviluppati possiamo cullarci nell’idea di coltivare un nostro piccolo eden, ma nessun muro e nessuna frontiera potrà resistere alle migrazioni e all’impatto dei cambiamenti climatici.
Non sappiamo se abbiamo raggiunto o superato il punto di non ritorno, ma sappiamo che la macchina climatica ha una inerzia elevatissima, abbiamo impiegato 200 anni per smuoverla dal suo equilibrio e non sappiamo quanto tempo impiegheremo almeno per fermarla.
La scienza ha incertezze, ma queste incertezze non devono diventare l’alibi per non agire. Laddove non c’è certezza ci deve essere buonsenso e l’applicazione del principio di precauzione, anche riconosciuto dal Parlamento Europeo. E’ dagli anni ‘60 che si parla di questi problemi ma gli ecologi che intravedevano lo svilupparsi di questi problemi erano considerati delle “Cassandre” e addirittura denigrati.

La rivoluzione verso la sostenibilità deve coinvolgere tutti noi, dobbiamo cambiare un modello di sviluppo costruito sull’aumento continuo dei consumi e sull’aumento del PIL. Dobbiamo costruire un nuovo modello basato sulla riduzione dei consumi, su consumi intelligenti, non distruttivi. Cambiare il modello economico non sarà indolore. Lo stiamo vivendo con la pandemia. E forse dobbiamo sfruttare questo momento storico per dare un diverso indirizzo allo sviluppo della nostra società. Lo scrollone economico che stiamo subendo dovrebbe indirizzarci verso una ripartenza intelligente, su un binario diverso, di risparmio, di riduzione dei consumi, di ricerca del benessere non solo nei beni materiali, di rispetto per la vita e per la Natura.

 

BOSCHI ED ENERGIE RINNOVABILI

Su questo tema c’è un grande equivoco: il legno è certamente un combustibile rinnovabile. Bene usare il legno di scarto, ma è inaccettabile tagliare i boschi per fare combustibile e ancora di più incentivarlo.
Gli alberi e i boschi svolgono funzioni insostituibili, produzione di ossigeno e assorbimento di anidride carbonica in primis. Sono i primi a contrastare l’aumento di CO2 in atmosfera.
Purtroppo, con il TUF (Testo unico forestale), si autorizza il taglio anche dei boschi vetusti e/o non gestiti con l’assunto, sbagliato, che siano inutili, non interessanti, poco efficienti nell’assorbire CO2. Ma al contrario i boschi vetusti sono ricchi di biodiversità e sono depositi di CO2 sottratta all’atmosfera attraverso decine di anni, e anche centinaia di anni, di fotosintesi.
E’ certo vero un bosco tagliato con qualsiasi tecnica tornerà a crescere prima o poi, e qui sta la rinnovabilità della risorsa, ma finché non ricresce non ci sarà assorbimento di CO2 per anni, e solo dopo decenni l’ecosistema boschivo tornerà alla sua capacità iniziale, non solo per l’assorbimento di CO2 ma anche per tutti i servizi ecosistemici ad esso associati (mitigazione del clima locale, produzione di O2, assorbimento dell’acqua e pompa dell’acqua in atmosfera con l’evotraspirazione, protezione del suolo dalla pioggia, incremento e protezione del suolo, regolazione idrogeologica, abbassamento della temperatura locale, mantenimento e protezione della biodiversità, offerta di sottoprodotti del bosco e paesaggio, fruibilità turistica, ecc.).
Anche la pulizia dei boschi e del sottobosco è da valutare con attenzione: può soddisfare un nostro senso estetico e fornirci delle risorse, ma è anche un elemento prezioso per la vita e per la biodiversità: un terzo di un bosco naturale dovrebbe essere costituito da legno morto per far vivere milioni di altre creature essenziali al ciclo ecosistemico e al mantenimento della biodiversità.
Il problema è quindi valutare correttamente l’impatto dei tagli sull’ecosistema e sui benefici che i boschi generano per la collettività. Di sicuro le foreste naturali/vetuste sono quelle di cui abbiamo tanto bisogno per vincere la sfida della sostenibilità ancora prima delle risorse rinnovabili che possiamo ottenere dal bosco.
Oltretutto tagliando un bosco si fa un doppio danno, da una parte distruggiamo un ecosistema che assorbe CO2 (con tutti gli altri danni già citati) dall’altra bruciandone la legna si ributta in atmosfera tutta la CO2 che quel bosco aveva accumulato nel corso della sua vita. E inoltre, il legno e i derivati tipo pellet, se bruciati in piccoli impianti o in impianti domestici non sempre efficienti e “puliti” possono essere più inquinanti del petrolio o del gas. Bruciare legno può essere peggio che bruciare petrolio o gas in impianti efficienti e puliti.
Due danni, due azioni sinergicamente negative !!
Purtroppo anche l’Italia partecipa all’aumento della CO2 con queste due azioni: il taglio dei boschi e l’uso del legno come combustibile.
Il TUF sarebbe da rivedere completamente, togliendo gli incentivi a chi taglia i boschi, e invece incentivando i rimboschimenti realizzati con criteri ecologici, stimolando la conversione dei boschi cedui in boschi di alto fusto, e aumentando la protezione dei boschi e delle foreste esistenti. E anche questo sarebbe un incentivo alla migliore gestione degli ambienti naturali, alla valorizzazione di professioni legate all’ambiente, e anche un incentivo a nuove economie green sostenibili a lungo termine. Le foreste sono i principali motori della macchina climatica globale e ovunque possibile devono essere protette ed estese, cosa che purtroppo non avviene nelle aree tropicali quali la foresta amazzonica e le foreste asiatiche, da sempre giustamente definite i polmoni del pianeta. E anche di questo siamo corresponsabili con l’acquisto di legnami pregiati, con la continua richiesta di carne, di prodotti esotici e di alimenti. Azioni che portano alla distruzione delle foreste tropicali per farne coltivazioni e allevamenti.

 

ELETTRIFICAZIONE

La totale elettrificazione dei sistemi di trasporto è una chimera, un nuovo inganno per promuovere investimenti e guadagni in un emergente sviluppo tecnologico. Si tratta di tecnologie non esenti da profondi impatti sull’ambiente, con richieste di materie prime che provengono dai paesi del terzo mondo che continuiamo a sfruttare.
Assolutamente da condannare la copertura dei suoli agricoli con centrali fotovoltaiche, si sottrae terreno agricolo e superfici fotosintetizzanti che assorbono CO2, che regolano il microclima, che mantengono la biodiversità del suolo, che possono produrre cibo. Meglio un bosco di una centrale fotovoltaica. Piuttosto incentivare i pannelli solari sui tetti degli edifici.
E spingere sempre di più per il risparmio energetico, oltre che il risparmio di materie prime.

 

ALIMENTAZIONE E AGRICOLTURA

Educazione a una alimentazione consapevole, riduzione del consumo di carne, scelta di prodotti a basso chilometraggio da filiera controllata ed ecosostenibile.
Agricoltura biologica, nuova gestione degli agroecosistemi per conciliare le esigenze produttive e il mantenimento della biodiversità e dei servizi ecosistemici. Riduzione dei prodotti chimici che hanno impatto sugli insetti (in particolare gli impollinatori) e sulla microfauna del suolo. Attraverso questi passi anche gli agroecosistemi potranno essere parte di un rinnovamento ecologico con benefici per la nostra salute e per la biosfera, diventando anche opportunità per un turismo ecologico.
Gestione del suolo, recupero dei suoli abbandonati, rinaturalizzazione di aree edificate abbandonate, bonifica e rinaturalizzazione di aree industriali abbandonate, rimboschimenti sui suoli abbandonati.

 

PARCHI E RISERVE

Potenziare il sistema delle aree protette, Parchi Nazionali e Riserve Naturali gestite dallo Stato. Sostenere la protezione delle Riserve Naturali Regionali (che spesso vengono ridotte per esigenze economico-commerciali). Potenziare e valorizzare il Raggruppamento Tutela Biodiversità dei Carabinieri (ex Corpo Forestale dello Stato) e promuovere percorsi formativi ad esso dedicati. Contrastare la distruzione di habitat naturali montani per manifestazioni sportive ed edilizia turistica, ma anche ridurre la conversione dei boschi per produzioni agricole quali la viticoltura, ad alto rendimento economico ma distruttive degli ambienti naturali.

 

NATURA IN CITTA’, ALBERI IN CITTA’

Anche la Città ha bisogno di Natura. Non solo la Città, anche il cittadino.
Forse la fuga nei weekend e nei periodi di vacanza è anche espressione di disagio e insoddisfazione ? non è forse la dimostrazione del fallimento di architetti, urbanisti e amministratori nel progettare e gestire un ambiente piacevole dove non solo lavorare ma anche vivere ?
La Natura in città porta benefici di vario tipo, gli alberi fanno ombra, diminuiscono il riscaldamento delle superfici stradali e degli edifici, assorbono calore con l’evotraspirazione, e questo oltre che donare sensazione di comfort crea anche masse d’aria a temperatura di versa che quindi si muovono e facilitano la circolazione dell’aria e la dispersione degli inquinamenti e delle polveri sottili. Assorbono CO2 e emettono Ossigeno migliorando la qualità dell’aria. I parchi urbani creano microambienti gradevoli per l’uomo e ospitano tanti piccoli animali, di cui possiamo godere con l’osservazione e con l’ascolto dei loro canti. Piante, fiori, uccelli, ci regalano continui stimoli per distrarci dallo stress quotidiano, per allietarci e rilassarci, offrendoci spazi godibili anche per la socializzazione.
Dobbiamo curare di più gli spazi verdi nelle nostre città, anche come stimolo educativo verso le nuove generazioni e per farci “sentire” che la natura c’è, ci è vicina e amica, che dobbiamo amarla e rispettarla. Dentro la città e fuori dove prende il sopravvento per creare l’ambiente e le condizioni che ci consento di vivere, di respirare, di avere cibo, di avere ristoro.

 

EDUCAZIONE

Educazione civica e educazione ambientale stanno tornando, finalmente, nelle scuole. Ma bisogna affrontare il problema dell’educazione ambientale in modo più incisivo. Oltre che conoscenza è necessario sviluppare la consapevolezza dei problemi ambientali, del nostro ruolo, dell’importanza della Natura per la nostra vita e per il nostro benessere.
Principi di ecologia dovrebbero diventare parte di ogni percorso formativo e soprattutto base insostituibile nei percorsi di studio per le professioni che portano a interagire con l’ambiente, architettura, urbanistica, ingegneria, chimica, e anche legge per una conoscenza sempre più approfondita delle nostre responsabilità legali nei confronti dell’ambiente.

Dobbiamo investire su cultura ed educazione, e fare in modo che l’ecologia e/o le scienze ambientali siano propedeutiche a qualsiasi attività e corso di studi. Educazione civica e educazione ambientale sono rientrate nei percorsi educativi e forse c’e’ qualche speranza che i futuri adulti siano migliori della nostra generazione. Ma dobbiamo impegnarci da subito a tutti i livelli per consentire loro di avere un futuro vivibile.

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