Francesco MEZZATESTA: pioniere italiano della protezione degli uccelli e “fondatore” della LIPU

Sei identificato come il “segretario storico della Lipu”, quello che, assieme ad altri amici, ha contribuito a fondare e a sviluppare un’importante coscienza ambientalista nel nostro paese. Parallelamente, grazie al tuo lavoro pionieristico, hai fatto capire che l’ambientalismo ha un senso pieno quando viene seguito da azioni concrete, e l’hai ampiamente dimostrato inaugurando il “primo ospedale per rapaci” italiani, attività coraggiosa e all’epoca estremamente innovativa. Cosa trovi di altrettanto coraggioso ed innovativo nell’attuale panorama ambientalista italiano e cosa andrebbe fatto?

Negli anni ’70 Robin Chanter Segretario dell’Istituto Britannico di Firenze, che fino ad allora aveva ospitato nella sede di Lungarno Guicciardini la sigla Lenacdu (Lega Nazionale Contro la Distruzione degli Uccelli) si era stancato delle critiche animaliste che gli arrivavano da parte della cosiddetta “frangia lunatica” (“lunatic fringe”) del mondo protezionista e decise di “scaricare” su di me a Parma la Lenacdu . Nel mio garage di via Montebello 61 parcheggiai così un pacchetto di qualche centinaia di soci dell’associazione. Era tutta qui la Lenacdu. Non avevamo un collaboratore, non una sede non un soldo.

Chi ci aiutava era l’Aispa (Anglo italian society for the protection of animals) di Barbara Milne e Fulco Pratesi che, con Francesco Petretti, stampava Pro Avibus e saltuariamente un’impiegata del British Institute di Firenze Janes Roles Innocenti. Convinto che non si poteva continuare con un’associazione basata sul “contro” decisi, con Fulco Pratesi e altri, di cambiare e dare il via a un’associazione “per” che significava oasi, bird watching e tutto quanto fosse di positivo per fare crescere la conoscenza e la protezione della natura attraverso gli uccelli. Ecco allora la LIPU (Lega Italiana Protezione Uccelli).

Per fortuna qualche anno prima avevo fondato il “Centro recupero rapaci” il primo ospedale italiano che curava i falchi e le aquile ferite dai cacciatori. La stampa si interessava a questo ospedale ornitologico e ne approfittai per lanciare la Lipu partecipando a varie trasmissioni televisive portando in studio i rapaci curati e in attesa di liberazione. Tra tutte le trasmissioni quella che ci dette maggiore spazio e lanciò la Lipu fu “Portobello” dell’indimenticabile Enzo Tortora. Allora ci si basava su azioni concrete come il Centro rapaci e le oasi. Oggi sembra vi sia maggior interesse per i temi ambientali globali e l’innovazione in tutt’Europa sono i ragazzi di Friday for Future che ci danno la speranza di cambiare la mentalità corrente basata sul concetto di uno “sviluppo” infinito di un pianeta con risorse finite.

Però c’è il problema che si parla soprattutto della patologia del corpo-natura come l’inquinamento e i rifiuti e meno di anatomia e fisiologia dello stesso, cioè di come è fatta la biodiversità e come funziona. E’come se un medico parlasse della bronchite cronica e dell’enfisema polmonare senza sapere come sono fatti i polmoni e come funzionano.

La scommessa principale, quindi, dovrebbe consistere nell’introdurre nelle scuole primarie non tanto un generico “insegnamento sui temi ambientali” ma materie specifiche che insegnino a conoscere la base da cui partire, cioè la biodiversità e la natura e questo sia in teoria in classe che con uscite pratiche sul territorio.

Rete Natura 2000 e IBA (Important Bird Areas) nascono dall’applicazione delle strategie individuate dalla direttiva Habitat e della direttiva Uccelli, strumenti comunitari chiave per la conservazione e il ripristino della biodiversità. Pensi siano ancora oggi sufficienti?

Gli uccelli sono una chiave importante per leggere l’ambiente naturale. Le specie sono presenti se sono presenti habitat adeguati. Dobbiamo dire grazie all’Europa della natura per avere difeso i tesori naturali scampati all’antropizzazione. Se non avessimo avuto l’influenza determinante di Paesi del centro nord del vecchio continente più sensibili di noi mediterranei (in particolare purtroppo Italia, Grecia e Spagna) non avremmo mai potuto contare sulla straordinaria rete di Natura 2000 con le Important Bird Areas e nemmeno avremmo avuto le Direttive Uccelli e Habitat.

Oggi però bisognerebbe andare oltre il concetto di “oasi”. Non è più accettabile che tutto il territorio sia esposto a antropizzazioni (soprattutto a causa dell’ “inquinamento edilizio” che si mangia il suolo), con eccezione di alcune aree protette come parchi e oasi. Bisogna capovolgere il concetto. Cioè tutto il territorio deve essere protetto eccetto le zone in cui concedere le trasformazioni. Difficile? Impossibile? Solo il nuovo movimento dei giovani europei potrà far capire alla politica che la terra è un corpo naturale finito su cui ogni trasformazione incide come una ferita su un corpo umano.

Come giudichi oggi i diversi movimenti ambientalisti italiani? Come giocano le differenze tra ambientalisti, animalisti, antispecisti (solo per citarne alcuni) sulle effettive politiche ambientali nel nostro paese?

E’ un bene che vi siano protezionisti con diverse sensibilità. Però da parte mia pur avendo a cuore i diritti di ogni essere vivente mi definisco naturalista e non animalista. C’è un certa differenza tra chi si basa soprattutto sugli equilibri ecologici e chi ne fa più un problema ideologico e morale. Faccio l’esempio dei colombi che stanno proliferando a dismisura essendosi trasformati da specie selvatica a “animali malati d’uomo” e che hanno allargato la propria riproduzione primaverile a tutto l’anno.

C’è chi continua a dar da mangiare ai piccioni nonostante i divieti favorendone un’ulteriore proliferazione e opponendosi a che vengano controllati, non accorgendosi, ad esempio che, per limitare i colombi, le Amministrazioni comunali chiudono con cemento tutti i fori dei centri storici dove nidificano uccelli selvatici come rondoni, pipistrelli, geki, farfalle ecc.

Un altro esempio di contrasto tra la visione naturalistica e quella animalista è la denuncia fatta da animalisti contro il Parco Nazionale dell’Arcipelago toscano colpevole di avere effettuato una derattizzazione sull’isola di Montecristo per salvare la locale popolazione di Berte minori, che sull’isola veniva decimata dai ratti.

Per un naturalista un uccello marino minacciato di estinzione è un valore importante e non è paragonabile a un ratto ma da un punto di vista morale il valore di una mosca equivale a quello di un’ Aquila reale.

La Lipu è partner italiano di BirdLife International, la più grande federazione di associazioni di protezione degli uccelli del mondo. Nel resto del mondo, BirdLife International, così come tutte le altre associazioni che lavorano per scopi conservativi si scontrano immediatamente con la necessità di avviare un’attività di lobby parlamentare e politiche ambientali senza le quali, la conservazione della natura, rimarrebbe un mero proposito etico. Come giudichi l’attualità italiana a riguardo e cosa successe nel passato?

La Lipu e le associazioni protezionistiche italiane svolgono un ruolo fondamentale di controllo e tutela dei beni comuni e anche una corretta azione di lobby in favore della natura. La politica però, anche sotto la pressione di interessi economici, è quella che decide. Come rimanere indipendenti pur dovendo rapportarsi con scelte politiche che possono danneggiare specie e habitat ?

Denunciare le malefatte e fare proposte a tutte le forze politiche senza dare l’impressione di aderire necessariamente a qualche schieramento presuppone un’indipendenza di pensiero e di comportamento indubbiamente non facile ma necessario se si vuole ottenere il risultato di difendere il territorio e la biodiversità.

Il problema però si pone quando si toccano tasti pericolosi come nel caso del referendum sulla caccia del 1989-90 che proposi a partiti e associazioni e del cui Comitato organizzatore ero coordinatore. Pur portando 18 milioni di italiani a votare SI per abolire l’art. 842 del Codice civile che ancora incredibilmente consente ai soli cacciatori di entrare senza permesso nei terreni privati agricoli, non raggiungemmo, sia pur per poco, il quorum del 50% + 1. A boicottare la consultazione si mobilitarono forze industriali enormi con spese pubblicitarie su tutti i media sostenendo la tesi del “referendum inutile”.

Alcuni partiti fecero marcia indietro a metà del percorso e le pressioni arrivarono anche su figure insospettabili. Nonostante che in seguito al referendum sia stata varata una legge sulla caccia migliorativa rispetto al passato (n. 157/92), al sottoscritto la fecero pagare ma, se potessi, rifarei tutto perché non c’è nulla di più gratificante che credere ai propri ideali di vita e seguirli sempre.

Grazie Francesco

 

 

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