Prima documentazione di sciacallo dorato Canis aureus nel Parco Regionale della Maremma.

 

di Giada Pacini, Lorenzo Lazzeri, Francesco Ferretti

Unità di Ricerca di Ecologia comportamentale, Etologia e Gestione della fauna, Dipartimento di Scienze della Vita, Università degli Studi di Siena, Via P.A. Mattioli 4, 53100 Siena.

 

Introduzione

Lo sciacallo dorato Canis aureus è un canide di interesse conservazionistico inserito in allegato V della Direttiva Habitat 92/43 CEE. Questa specie è arrivata in Italia spontaneamente negli anni ’80 grazie alla spinta dispersiva di alcuni individui provenienti dall’area balcanica (Lapini et al., 1993).

Le prime segnalazioni e i primi nuclei riproduttivi sono stati infatti documentati nella parte nord-orientale della penisola, dove il primo dato accertato risale al 1984 (Lapini et al., 1993). In seguito, lo sciacallo si è diffuso in buona parte delle regioni a nord del fiume Po (Lapini et al., 2018), che ha probabilmente rallentato la dispersione di questo canide verso sud. Solo recentemente, infatti, la specie è stata segnalata a sud del Po in Emilia-Romagna (Lapini et al., 2021), nel Lazio (Parco Nazionale del Circeo, nel 2020-2021: Fortebraccio & Aleotti, 2022) e in Toscana.

In questa ultima regione una prima segnalazione è relativa alla provincia di Prato e risale alla fine del 2021 (Bacci & Lunghi, 2022); a marzo 2022 è stato trovato investito un altro individuo nelle vicinanze di Empoli (E. Mori & A. Viviano com. pers.). Pertanto, la segnalazione qui riportata per il Parco Regionale della Maremma rappresenta la localizzazione più meridionale nella Regione Toscana.

 

Documentazione della specie

L’Università di Siena e l’Ente Parco Regionale della Maremma stanno conducendo da diversi anni un progetto di ricerca sui rapporti ecologici tra le specie che compongono la locale comunità di mammiferi, integrando una serie di tecniche tra cui il videotrappolaggio (Ferretti et al., 2021; Rossa et al., 2021).

Questo viene effettuato impiegando una griglia di campionamento di 1km2 x 1km2 e 60 postazioni di rilevamento mantenute attive durante tutto il corso dell’anno. Ciascuna postazione viene visitata con cadenza circa mensile per sostituire le schede SD e le batterie; nel corso delle settimane successive i filmati vengono visionati e i relativi dati sono archiviati. Durante il controllo dei filmati registrati durante la stagione invernale è stata rilevata la presenza di 2 video notturni che ritraevano uno sciacallo dorato (Fig.1), registrati in una stessa postazione in data 7 gennaio 2022 (in orario 3:02 e 17:47).

Considerando l’eccezionalità dell’osservazione, nonché le potenziali difficoltà di identificazione della specie, successivi ulteriori controlli sono stati effettuati sui filmati ripresi nello stesso periodo nelle altre postazioni di rilevamento. Sono state inoltre posizionate altre tre fototrappole nelle vicinanze della postazione in cui era stato segnalato il canide. Tuttavia, non sono state ottenute ulteriori documentazioni della presenza della specie nel Parco.

I filmati sono stati condivisi con il Dr. Luca Lapini (Museo Friulano di Storia Naturale, Udine), curatore del bollettino Canis aureus NEWS, per un confronto e una validazione condivisa della segnalazione. Considerando l’elevata intensità e continuità di campionamento in corso, è ipotizzabile che la segnalazione non sia riferibile a una presenza stabile, sebbene naturalmente ulteriori risposte potranno arrivare dal proseguimento della raccolta di dati su base standardizzata.

Nell’area è da anni riscontrata la presenza stabile del lupo (Ferretti et al., 2019, 2021; Rossa et al., 2021): questo predatore è un possibile significativo competitore per lo sciacallo dorato, potenzialmente in grado di influenzarne abbondanza e distribuzione, e potrebbe pertanto rallentare un eventuale insediamento stabile dello sciacallo nell’area (Krofel et al., 2017; Mohammadi et al., 2017; Lapini et al., 2021). La continuazione della ricerca in corso potrà comunque consentire di valutare l’evoluzione dell’effettiva presenza dello sciacallo dorato nel tempo, nonché i potenziali rapporti ecologici con gli altri carnivori presenti nell’area (p.es., Ferretti et al., 2021; Rossa et al., 2021).

 

Bibliografia

Bacci F., Lunghi E. (2022). Golden jackal on Tuscan Apennine: range expansion or wandering individuals? Natural History Sciences, in press

Ferretti F., Lovari S., Mancino V., Burrini L., Rossa M. (2019). Food habits of wolves and selection of wild ungulates in a prey-rich Mediterranean coastal area. Mammalian Biology, 99: 119-127.

Ferretti F., Pacini G., Belardi I., Ten Cate B., Sensi M., Oliveira, R., Rossa M., Burrini L., Lovari S. (2021). Recolonizing wolves and opportunistic foxes: interference or facilitation?. Biological Journal of the Linnean Society, 132: 196-210.

Fortebraccio M., Aleotti S. (2022) Primi dati sullo sciacallo dorato Canis aureus in Lazio. Habitatonline.
( https://www.habitatonline.eu/2022/02/primi-dati-sullo-sciacallo-dorato-canis-aureus-in-lazio/ )

Mohammadi A., Kaboli M., López-Bao J.V. (2017). Interspecific killing between wolves and golden jackals in Iran. European Journal of Wildlife Research, 63: 1-5.

Krofel M., Giannatos G., Ćirovič D., Stoyanov S., Newsome T. M. (2017). Golden jackal expansion in Europe: a case of mesopredator release triggered by continent-wide wolf persecution? Hystrix: Italian Journal of Mammalogy, 28, 9-15.

Lapini L., Perco F., Benussi E., 1993 – Nuovi dati sullo sciacallo dorato (Canis aureus L.,1758) in Italia (Mammalia, Carnivora, Canidae). Gortania-Atti Museo Friul. Storia Nat., 14: 233- 240.

Lapini L., Dreon A.L., Caldana M., Luca M., Villa M., 2018 – Distribuzione, espansione e problemi di conservazione di Canis aureus in Italia (Carnivora: Canidae). Quaderni del Museo Civico di Storia Naturale di Ferrara, 6: 89-96.

Lapini L., Pecorella S., Ferri M. & Villa M., 2021. Panoramica aggiornata delle conoscenze su Canis aureus in Italia. Quaderni del Museo Civico di Storia Naturale di Ferrara, 9: 123-132.

Rossa M., Lovari S., Ferretti F. (2021). Spatiotemporal patterns of wolf, mesocarnivores and prey in a Mediterranean area. Behavioral Ecology and Sociobiology, 75: 1-13.

 

Figura 1. Fermo immagine tratto dalla ripresa di sciacallo dorato nel Parco Regionale della Maremma

 

Diffusione di Canis aureus in Italia: aggiornamento 2022. L’espansione in Italia centrale è accelerata dall’incontro col lupo?

 

 

di Luca Lapini, Mauro Ferri & Marta Villa

 

Introduzione

L’espansione di Canis aureus in Italia -invasore post-glaciale di provenienza Caucasica giunto nel sub-continente europeo nel corso degli ultimi 8.000 anni (Spassov & Acosta Pankov, 2019)- sta avanzando sempre più rapidamente nella Penisola Italiana. Le conoscenze sulla questione sono ancora provvisorie, riferibili a tre decenni iniziali compresi tra 1984 e 2018 che nel 2017 hanno portato alla colonizzazione dell’Emilia Romagna (Lapini et al., 2018), ma la sua successiva corsa verso Sud sembrava poter essere rallentata dall’imminente incontro con abbondanti e diffuse popolazioni di Canis lupus, particolarmente dense in Toscana e Lazio (Lapini et al., 2021).

La grande espansione osservata tra 2020 e 2021 sembra invece indicare che l’incontro con elevate densità di lupi possa al contrario aver accelerato la corsa del piccolo canide verso Sud.

Scopo di queste righe è quello di aggiornare la situazione alla primavera 2022, tentando una prima interpretazione del fenomeno.

 

Materiali e metodi

Vista la perdurante confusione tra Vulpes vulpes, Canis aureus e Canis lupus in tutti i paesi europei da poco raggiunti dall’espansione senza precedenti storici di Canis aureus, nello studio della sua distribuzione è stato necessario adottare rigidissimi criteri di acquisizione delle informazioni corologiche (Hatlauf et al., 2016). Questo ha consentito di limitare la confusione, dominante anche tra i maggiori specialisti italiani di lupo, che limitava la capacità oggettiva di leggere i dettagli di un fenomeno storico senza precedenti storici.

I dati di C1 (Qualità 1 sensu Hatlauf et al., 2016) sono perciò esclusivamente riferiti a road-killing, camera trapping e monitoraggio bio-acustico, quest’ultimo considerato positivo soltanto quando le risposte corali ottenute siano complete complete di firma acustica finale o di immagini da camera trapping di adulti e giovani assieme.

Per la raccolta e validazione dei dati si è rivelata essenziale l’istituzione di una cartella di libero accesso denominata

Canis aureus news (https://drive.google.com/drive/u/1/folders/1slP3zPaF2L7me7pamP28nUTnxHo98QtS),

nella quale tutte le segnalazioni da camera trapping e road killing di Canis aureus vengono immediatamente condivise e pubblicamente convalidate, mettendo a disposizione del pubblico caratteri diagnostici e metodi da utilizzare per il riconoscimento della specie.

Essa è stata idealmente concepita in seguito alla scoperta di diverse presenze e di un primo gruppo riproduttivo territoriale del piccolo canide in Emilia Romagna (Lapini et al., 2021), per contrastare la confusione lupo/volpe/sciacallo, che domina ancor oggi in Italia.

Canis aureus news viene seguita e sostenuta da una costante attenzione da parte del Forum dell’Associazione naturalistica ASTORE FVG, che segue da tempo l’espansione di Canis aureus in Italia con regolari post specialistici rivolti al public awareness (cfr. ad es. https://astorefvg.org/forum/viewtopic.php?f=5&t=1180).

L’integrazione tra Canis aureus news e il Forum in parola consente di accedere ad informazioni sicure sull’espansione della specie in Italia, regolarmente validate dal Gojage (Golden jackal informal study group europe), che ormai raggruppa più di 200 specialisti eurasiatici di Canis aureus.

Fino al 2019 tutte le segnalazioni sono anche state verificate direttamente sul campo con opportune verifiche bio-acustiche, ma a partire dal 2020 le attività di verifica sono divenute più difficili per le limitazioni alla mobilità legate alla necessità di contrastare la pandemia da SARS-Covid2.

Nonostante ciò esse sono proseguite grazie alla preziosa collaborazione dei Carabinieri Forestali di Parma, Torino, Sabaudia, dell’Istituto Zooprofilattico delle Venezie e di diversi Musei municipali e corpi di Polizia Provinciale e Comunale, che hanno consentito numerosi viaggi di verifica bio- acustica anche nel corso del 2020.

 

Osservazioni sull’espansione recente di Canis aureus in Italia

Lo studio dell’attuale situazione distributiva, riferita all’integrazione fra tutte le informazioni certe disponibili sensu Hatlauf et al. (2016), ha portato all’accertamento di tre diverse fasi dell’espansione (Lapini et al., 2018).

 

 

Fig. 1. Evoluzione della distribuzione di Canis aureus in Italia 1984-2018 (da Lapini et al., 2018). In nero: dati relativi a gruppi riproduttivi; in grigio: dati relativi a singole presenze.

 

 

L’evoluzione successiva della situazione sembra tuttavia essere stata ancora più rapida. Tra 2018 e 2020 la specie ha infatti consolidato le sue presenze a Sud del Fiume Po (Lapini et al., 2021) facendo nel contempo un salto verso Sud di più di 300 km, con una rapida espansione della specie in Toscana (Bacci & Lunghi, in stampa) e in Lazio.

Allo stato attuale delle conoscenze il Parco Nazionale del Circeo (Fortebraccio & Aleotti, 2022) rappresenta l’estremo limite meridionale della sua espansione in Italia, raggiunto dopo un salto distributivo senza precedenti.

 

 

 

Fig. 2. Distribuzione di Canis aureus in Italia aggiornata al 6 marzo 2022 (originale). In nero: dati C1;
in grigio: dati C3 (sensu Hatlauf et al., 2016)

 

Esso potrebbe essere dovuto a:

– incontro con popolazioni dense di lupo, che nell’opinione dominante tra gli esperti Gojage possono aver accelerato gli spostamenti del piccolo canide, come già notato in diverse altre regioni europee

-effetto del lockdown 2020. La totale assenza di pressione antropica nella primavera 2020, dovuta alle limitazioni anti SARS Covid2 di buona parte delle attività commerciali e logistiche legate alla gestione dell’economia umana potrebbe aver accelerato la spontanea mobilità degli sciacalli

– confusione lupo sciacallo nella attribuzione delle immagini da camera trapping, che appassionati e cacciatori ci inviano a determinare soltanto se sospettano che gli animali ripresi non siano lupi

 

Conclusioni preliminari e prospettive

Allo stato attuale delle conoscenze non è facile capire quale di queste cause abbia influito maggiormente sul recente quadro complessivo, ma è possibile che la particolare accelerazione dell’espansione di Canis aureus in Italia centrale possa essere dovuta ad una sinergia di tutte le cause più sopra indicate.

Le caratteristiche degli habitat più idonee a Canis aureus in Italia sono state da poco studiate da Ranc et al. (2016, 2017) con moderni metodi multivariati e sembrano indicare che la Penisola Italiana offra eccellenti opportunità alla specie.

La prima verifica preliminare di queste indicazioni (Torretta et al., 2020) –focalizzata sulla core area della specie in Italia (la Regione Friuli Venezia Giulia)- sembra confermare che la specie sia particolarmente vocata per colonizzare le aree collinari, palustri e golenali di tutta la Penisola Italiana.

L’attuale evoluzione della corologia della specie in Italia era dunque attesa, ma l’improvvisa accelerazione della sua corsa verso Sud dev’essere ancora spiegata in maniera convincente. Un accurato studio di Habitat suitability dei dati corologici esistenti è stato appena avviato e potrà fornire adeguata risposta alla questione.

Fra tutte le cause più sopra ipotizzate per comprendere l’improvvisa accelerazione dell’espansione di Canis aureus in Italia centrale, tuttavia, l’incontro con elevate densità di popolazione di lupo (Canis lupus) sembra in prima approssimazione essere la più convincente.

 

Bibliografia

– Bacci F. & Lunghi E., in stampa. Golden jackal on Tuscan Apennine: range expansion or wandering individuals? Natural History Sciences, in press.
– Fortebraccio & Aleotti, 2022. Primi dati sullo sciacallo dorato Canis aureus in Lazio. Habitatonline.eu, febbraio 2022.
– Hatlauf J., Banea O. & Lapini L., 2016. Assessment of golden jackal species (Canis aureus, L. 1758) records in natural areas out of their known historic range. Technical Report: GOJAGE Criteria and Guidelines. – GOJAGE E-Bulletin 12.02. https://www.researchgate.net/publication/294430912_Assessment_of_golden_jackal_species_Canisaureus_L1758_records_in_natural_areas_out_of_their_known_historic_range
– Lapini L., Dreon L., Caldana M. & Villa M., 2018. Distribuzione, espansione e problemi di conservazione di Canis aureus in Italia (Carnivora, Canidae). Quaderni del Museo Civico di Storia Naturale di Ferrara , 6 (2018) : 89-96.
– Lapini L., Pecorella S., Ferri M. & Villa M., 2021. Panoramica aggiornata delle conoscenze su Canis aureus in Italia. Quaderni del Museo Civico di Storia Naturale di Ferrara, 9 (2021): 123-132.
-Ranc N., Krofel M., F. Álvares F., Banea O, C., Berce T., Cagnacci F., Cervinka J., Ćirović D., Cosic N., Giannatos G., Hatlauf J., Heltai M., Ivanov G., Lanszki J., Lapini L., Maiorano M., Malešević D., Melovski D., Migli D., Mladenovič J., Pankov I. A., Penezić A., Petrova A., Šálek M., Selanec I., Selimovic A., Stojanov A., Szabó L., Trbojević I. & Trbojević T., 2017. The golden jackal in Europe. Predicting habitat suitability of a rapidly establishing carnivore. Canid guild changes in Europe: Evidence for a continental-scale mesopredator release of golden jackal (Canis aureus). Esa Annual Meeting 2016, Fort Lauerdale, Florida, USA, August 7-12 (https://eco.confex.com/eco/2016/webprogram/Paper59439.html).
-Ranc N., Krofel M., F. Álvares F., Banea O, C., Berce T., Cagnacci F., Cervinka J., Ćirović D., Cosic N., Giannatos G., Hatlauf J., Heltai M., Ivanov G., Lanszki J., Lapini L., Maiorano M., Malešević D., Melovski D., Migli D., Mladenovič J., Pankov I. A., Penezić A., Petrova A., Šálek M., Selanec I., Selimovic A., Stojanov A., Szabó L., Trbojević I. & Trbojević T., 2017. The golden jackal in Europe. Predicting habitat suitability of a rapidly establishing carnivore. OCB Annual Meeting
– Spassov N. & Acosta Pankov I., 2019. Dispersal history of the golden jackal (Canis aureus moreoticus Geoffroy, 1835) in Europe and possible causes of its recent population explosion. Biodiversity Data Journal, 7: e34825.
-Torretta E., Dondina O., Delfoco C., Riboldi L., Orioli V., Lapini L. & Meriggi A., 2020. First assessment of habitat suitability and connectivity for the golden jackal in north-eastern Italy. Mammalian Biology, https://doi.org/10.1007/s42991-020-00069-z, published on line on October, 6th, 2020.

 

Primi dati sullo sciacallo dorato Canis aureus in Lazio

di Mario Fortebraccio e Sonia Aleotti

 

 

I fatti

Nel corso di un piano di monitoraggio svolto per conto dell’Ente Parco Nazionale del Circeo nell’ambito dell’Azione di Sistema tra i Parchi Nazionali “Conservazione della lepre italica (Lepus corsicanus)” finanziata dal Ministero dell’Ambiente e Tutela del Territorio e del Mare con apposite direttive per le attività dirette alla conservazione della biodiversità (www.parcocirceo.it), è stato possibile raccogliere le prime testimonianze relative alla presenza di Canis aureus in Lazio.

Il materiale video e fotografico è di ottima qualità e consente di riconoscere la specie con assoluta certezza (cfr. Canis aureus news, 2022) (figg. 1, 2, 3, 4, 5).

I reperti video sono stati ottenuti in Lazio, loc. Rio Cassano, nel Parco Nazionale del Circeo, Foresta Demaniale del Circeo, Sabaudia (LT) in un bosco planiziale a Quercus cerris e Q. frainetto, 26 m s.l.m., 4581799.29 m N, 335194.56 m E, dal 6 al 21 maggio 2020. Si trattava apparentemente di un esemplare isolato, filmato con fototrappola Cuddeback C2.

La ripresa costituisce la prima segnalazione assoluta per il Lazio e non è più stata ripetuta.

La cosa ha comunque un certo rilievo conservazionistico poiché lo sciacallo dorato è inserito nell’allegato V della direttiva 92/43 CEE e nell’appendice III della CITES, e a livello nazionale risulta specie protetta ai sensi dell’articolo 2, comma 1 della Legge 157/92.

 

Considerazioni preliminari

Canis aureus è distribuito in Europa e Asia (a Sud fino ad Israele). In Italia la presenza della specie è stata accertata per la prima volta nei primi anni ‘80, in Veneto e Friuli-Venezia Giulia (Spagnesi & De Marinis, 2002) e la conferma della prima riproduzione risale al 1985 in Friuli-Venezia Giulia (Lapini et al., 1993; Lapini & Perco, 1988 e 1989). Lo sciacallo dorato è in seguito stato osservato in gran parte dell’Italia settentrionale, in Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Trentino-Alto Adige, Lombardia ed Emilia-Romagna (Lapini et al., 2018). La specie è del resto in forte espansione in tutta Europa; nel 2020 è stata documentata la sua presenza anche in Piemonte e più recentemente si è riprodotta in Trentino-Alto Adige e in Emilia-Romagna (Lapini et al., 2021). Le ultime segnalazioni riguardano Montemurlo, Cava Volpaie (PO) a novembre 2021 (Bacci & Lunghi, 2022) e più recentemente Calderara di Reno (BO), primo dato certo per la provincia di Bologna (Canis aureus news).

La presente segnalazione attesta la presenza della specie in Italia centrale, circa 300 km più a Sud del reperto toscano della Provincia di Prato (Bacci & Lunghi, 2022).

L’osservazione è stata ottenuta a seguito dell’attività di fototrappolaggio condotta nel 2020 e 2021 all’interno del ZSC IT6040014 “Foresta Demaniale del Circeo”, all’interno del Parco Nazionale del Circeo. La Foresta Demaniale, situata nella porzione nord-orientale della ZPS IT6040015 “Parco Nazionale del Circeo”, è un bosco planiziale di circa 3.007 ha. Essa mantiene molte peculiarità dell’antica foresta costiera “Selva di Terracina” che, prima della bonifica degli Anni Trenta, occupava oltre 11.000 ettari.

Visto il valore conservazionistico di questa specie di interesse comunitario in forte espansione, il Parco effettuerà presto approfondimenti bio-acustici sulla situazione della specie all’interno dell’area protetta, che per le sue caratteristiche pare estremamente vocata per questo piccolo canide.

 

Bibliografia citata

Bacci F., Lunghi E. (2022). Golden jackal on Tuscan Apennine: range expansion or wandering individuals? Natural History Sciences, submitted;

Canis aureus newshttps://drive.google.com/drive/folders/1slP3zPaF2L7me7pamP28nUTnxHo98QtS

Hatlauf J., Banea O., Lapini L., 2016 – Assessment of golden jackal species (Canis aureus, L.1758) records in natural areas out of their known historic range. Book. DOI:10.13140/RG.2.1.1429.2243.

Lapini L., Perco Fa., 1988. Primi dati sullo sciacallo dorato (Canis aureus L.,1758), in Italia (Mammalia, Carnivora, Canidae). Atti del I Conv. Naz. Biol. Selvag., Suppl. Ric. Biol. Selvag., 14: 627-628.

Lapini L., Perco Fa., 1989. Lo sciacallo dorato (Canis aureus L.,1758), specie nuova per la fauna italiana (Mammalia, Carnivora, Canidae). Gortania-Atti Museo Friul. Storia Nat., 10(88): 213-228.

Lapini L., Perco Fa., Benussi E., 1993 – Nuovi dati sullo sciacallo dorato (Canis aureus L.,1758) in Italia (Mammalia, Carnivora, Canidae). Gortania-Atti Museo Friul. Storia Nat., 14(92): 233- 240.

Lapini L., Dreon A.L., Caldana M., Luca M., Villa M., 2018 – Distribuzione, espansione e problemi di conservazione di Canis aureus in Italia (Carnivora: Canidae). Quaderni del Museo Civico di StoriaNaturale di Ferrara, 6: 89-96.

Lapini L., Pecorella S., Ferri M. & Villa M., 2021. Panoramica aggiornata delle conoscenze su Canis aureus in Italia. Quaderni del Museo Civico di Storia Naturale di Ferrara, 9 (2021): 123-132.

Spagnesi M. & De Marinis A.M. (a cura di), 2002 – Mammiferi d’Italia. Quad. Cons. Natura, 14, Min. Ambiente – Ist. Naz. Fauna Selvatica, Savignano sul Panaro (MO): 215-217.

 

 

 

 

Fig.1. Foto da camera trapping ottenuta in loc. Rio Cassano il 6/05/2020

 

Fig.2 Foto da camera trapping ottenuta in loc. Rio Cassano il 8/05/2020

 

 

Fig.3 . Foto da camera trapping ottenuta in loc. Rio Cassano il 10/05/2020

 

 

Fig.4 Foto da camera trapping ottenuta in loc. Rio Cassano il 12/05/2020

 

 

Fig.5 Foto da camera trapping ottenuta in loc. Rio Cassano il 15/05/2020

 

Indirizzi degli Autori

Mario Fortebraccio, Sonia Aleotti, Ufficio Naturalistico Biodiversità e Fauna PN Circeo
Dott. Mario Fortebraccio, Freelance – Potenza – Italia
E-mail: fortebraccio.mario@gmail.com; aleottisonia1@gmail.com; conservazione@parcocirceo.it

 

 

L’immagine del lupo: istruzioni per costruire la bestia

di Mauro FATTOR

Caporedattore della Redazione Culturale del quotidiano “Alto Adige” di Bolzano

 

Decidere di intervenire in modo puntuale su un lupo confidente è un fatto gestionale. Persino decidere di eliminare 200 orsi e 11 lupi, come sta facendo il governo sloveno, è un fatto gestionale.

Il riferimento è sempre la sostenibilità del prelievo rispetto alla situazione delle due specie in un determinato contesto. Decidere invece di costruire, e offrire all’opinione pubblica, l’immagine del lupo come Animale sanguinario, come “belva”, è un fatto culturale.

Questa è la strada prevalente oggi in Alto Adige. Una strada che recupera e rilancia stereotipi medioevali sul lupo – dunque prescientifici – e che lo fa in larga misura attraverso un uso spregiudicato delle immagini. Una scelta questa moderna, anzi modernissima in epoca di comunicazione visuale.

Una scelta che ha un solo obiettivo: sovrastare l’opinione pubblica sul piano emotivo sopperendo da una parte alla relativa povertà di contenuti e dall’altra “impedendo” l’esercizio del pensiero critico rispetto alla presenza dei grandi predatori. Da questo punto di vista, il fascicolo sul lupo pubblicato dal Bauernbund – l’Associazione dei contadini altoatesini –  il 13 luglio scorso e distribuito con il  principale quotidiano di lingua tedesca della provincia, il “Dolomiten”, rappresenta un punto di non ritorno. Diciotto delle 32 pagine sono infatti occupate da pure e semplici immagini di animali – pecore, capre, vitelli, cavalli – predati dal lupo con reiterata ostentazione di budella, sangue, sventramenti, mutilazioni e carcasse.

Una nuance pulp, per dirla alla Tarantino, che punta alla colpevolizzazione, sul piano etico, del lupo e al conseguente disimpegno morale dell’opinione pubblica rispetto a ragionamenti appena più sofisticati e complessi di tutela e responsabilità nella gestione degli ecosistemi. Perchè dopo il Medioevo c’è stato Superquark, questo è il problema. Questo significa che per portare l’opinione pubblica ad odiare il lupo bisogna procedere ad una ristrutturazione cognitiva della sua immagine.

Può sembrare bizzarro, ma il lupo va “disumanizzato”, nel senso che va chiuso qualsiasi canale empatico. I grandi predatori, sin dall’antichità sono portatori di metafore complesse in cui bene e male coabitano. Basti pensare all’araldica dove lupi e orsi sono presenti a profusione, oppure agli animali totemici dove, ancora, il lupo la fa da padrone, o al mito della fondazione di Roma con la lupa che allatta i gemelli. Presso i Greci il lupo era sacro ad Apollo come lo era a Marte nel mondo latino. Lo stesso nel mondo germano-nordico dove Odino e lupo sono quasi sinonimi.

In aggiunta a questo poi è arrivata la scienza, l’attenzione all’ecologia, uno sguardo più obiettivo sui rapporti predatori-prede. Serve dunque un’operazione che cancelli tutto il positivo e che lasci solo il negativo, che tolga il terreno sotto i piedi a ogni possibile empatia, diretta o culturalmente ereditata. Il lupo deve essere “radicalmente altro”, tra uomini e predatori va creata una distanza incolmabile. Va detto che disumanizzazione, colpevolizzazione e conseguente disimpegno morale, sono tappe necessarie e imprescindibili nella costruzione del Nemico. Di un qualsiasi nemico, a qualsiasi latitudine. Ad un diverso livello, sono esattamente gli stessi meccanismi che hanno operato nella Germania hitleriana rispetto alla figura dell’ebreo, o negli Stati Uniti nella rappresentazione del nemico giapponese durante la Seconda Guerra Mondiale.

A questo va aggiunto un ulteriore elemento: l’individuazione di un fine superiore, che nel caso dei nazisti era la difesa della razza, negli Stati Uniti la difesa della nazione, e nel caso del lupo in Alto Adige è la difesa dell’agricoltura tradizionale o, più semplicemente della Tradizione, percepita come elemento privo di dinamismo, esattamente come la nazione o la razza: eterne e immutabili. Una valore a priori. L’immagine del lupo veicolata oggi dal radicalismo della parte più conservatrice, se non reazionaria, della società altoatesina ci arriva direttamente dal Medioevo (non dall’Antichità, dove il rapporto con questo predatore è sempre stato in chiaroscuro).

Il lupo dei bestiari medioevali è un animale che ama il male fine a se stesso; quando cattura un agnello o un vitello, li tortura prima di farli a pezzi e divorarli: è l’immagine stessa del diavolo che tormenta gli uomini e i monaci prima di precipitarli nel baratro infernale. Feroce e crudele, il lupo ammazza sempre più prede di quante gliene servano per nutrirsi; in questo ricorda i potenti baroni feudali che per pura cupidigia spogliano i contadini di tutto quanto possiedono, pur non avendo bisogno di niente. Per raccontare tutto questo oggi, per riportare in vita questo immaginario, si utilizzano le istantanee cruente delle predazioni, e più cruente sono meglio è.

L’ostentazione strumentale dell’evento predatorio naturale realizza un’iconografia funzionale alla costruzione di una narrazione che deve sostituirsi al ragionamento e all’analisi dei problemi. Che parli alla pancia e non alla testa, che alimenti la paura. Ora, tutto questo se restasse confinato al caso del lupo potrebbe apparire tragicamente folkloristico, ma non è così.

Questo tipo di comunicazione strumentale agisce infatti attraverso gli stessi meccanismi di suggestione che oggi inondano il web e che determinano gli orientamenti dell’opinione pubblica, per esempio sulla questione migranti. La rappresentazione plastica di questo teorema ha avuto la sua più recente celebrazione a Villandro – paesino della Val d’Isarco, sempre in Alto Adige –  dove sopra uno dei grandi tabelloni che inneggiano ad un Sudtirolo libero da lupi (“Proteggete i vostri bambini!”) con l’immagine di un predatore che mostra i canini in atteggiamento terrifico, è stato incollato da ignoti un secondo manifesto con una ragazza bianca terrorizzata o infastidita, nauseata al punto da tapparsi il naso, avvicinata in maniera molesta da un ragazzo di colore, il tutto all’insegna del motto “Difendiamoci da lupi e neri”. Dunque il primo no è propedeutico al secondo, con una linea di continuità di cui si accorgerebbe anche un cieco e che sta diventando un tratto strutturale di ampi segmenti delle nostre società.

Ad inquietare ancor più di questo, dovrebbe essere poi il fatto che nessuno fino ad oggi, tra i partiti cosiddetti progressisti, ad esempio, abbia avuto la lungimiranza, la prontezza e la capacità di contrastare e contestare questo modo di agire, questo micidiale meccanismo “culturale” di costruzione del consenso che un pezzo alla volta sta intossicando la politica e i processi decisionali, sdoganando un uso sguaiato e violento del linguaggio e delle immagini  finendo con il legittimare azioni  illegali o fino a poco tempo socialmente riprovevoli.

E forse non è un caso che in Tirolo, dove il fronte rurale utilizza gli stessi argomenti largamente abusati anche a sud del Brennero, proprio i primi giorni di agosto a Sellrain, nel comprensorio di Innsbruck – dove i lupi si contano sulle dita di mezza mano – sia stata trovata nel bosco la carcassa di un lupo ucciso e decapitato. La Belva finalmente giustiziata.